lunedì 13 febbraio 2017

Da leggere: Mercè Rodoreda

Mercè Rodoreda

Rodoreda, quanta guerra

"Intorno alla gente del mio tempo c'è un'intensa circolazione di sangue e morti. Per colpa di questa grande circolazione di tragedia, nei miei romanzi, forse a volte involontariamente, la guerra, in qualche misura, c'è sempre", scrive Mercè Rodoreda - scomparsa nel 1983, e ancora oggi la figura più importante e illustre della letteratura catalana contemporanea - nel prologo a "Quanta, quanta guerra...", romanzo oscuro e memorabile apparso per la prima volta in lingua originale nel 1980, e ora riproposto in italiano da La Nuova Frontiera (traduzione di Stefania Ciminelli, pag. 188, e. 16,50). Il trauma della guerra, in effetti, affiora in buona parte della sua opera: devasta la vita di Colometa in quel "La piazza del Diamante" che guadagnò all'autrice fama internazionale, fa da sfondo all'adolescenza di Cecilia in "Via delle Camelie" e contribuisce alla distruzione della famiglia Valldaura in "Lo specchio rotto".