lunedì 20 giugno 2016

Da tradurre: Patricio Pron

Patricio Pron

Letteratura e politica nell'ultimo romanzo di Patricio Pron

Patricio Pron, scrittore argentino tra i migliori della sua generazione, ma anche critico, traduttore e saggista, in Italia è noto solo per “Lo spirito dei miei padri si innalza nella pioggia” (Guanda 2013), il quinto dei suoi sette romanzi, in cui si intrecciano gli echi di un'infanzia vissuta sotto la dittatura e il disvelamento di nuovi e antichi delitti: un libro notevole, in cui la sapienza narrativa e la sperimentazione formale vanno di pari passo, e che induce a chiedersi come mai a nessun editore italiano sia venuta voglia di tradurre qualcos'altro dell'autore, a cominciare da magnifiche antologie come El mundo sin las personas que lo afean y lo arruinan e La vida interior de las plantas de interior. E viene anche da chiedersi come mai non sia in vista una traduzione nella nostra lingua del suo nuovo libro, edito da Literatura Random House (Knopf ha acquistato i diritti per gli USA): un'opera densa e importante, accolta con grande entusiasmo dalla critica. Eppure questo romanzo dal titolo lunghissimo (No derrames tus lagrimas para nadie que viva en estas calles), che si srotola in copertina sopra un'inquietante immagine di Chema Madoz, potrebbe risultare particolarmente interessante per i lettori italiani, o per quanti tra loro non siano ancora cloroformizzati da un'offerta editoriale sempre più pavida e conformista.

mercoledì 15 giugno 2016

Da leggere: Alan Pauls e “Il fattore Borges”

Jorge Luis Borges

Alan Pauls e “Il fattore Borges”

Nel maggio del 1986, Adolfo Bioy Casares e sua moglie Silvina Ocampo stavano facendo colazione nella loro casa di Buenos Aires, quando squillò il telefono. Era, dalla Svizzera, Maria Kodama, che da poche settimane era diventata la seconda moglie di Jorge Luis Borges e con lui si era stabilita a Ginevra. Quando Bioy riuscì a scambiare qualche parola con l'amico, si sentì dire: “Non tornerò mai più”, ma solo un mese dopo scoprì fino a che punto quel congedo, pronunciato “con una strana voce” (e, secondo Silvina, tra le lacrime) fosse definitivo. Il 14 giugno, infatti, un giovane conoscente incontrato per strada gli disse che lo scrittore era morto quel pomeriggio, e Bioy più tardi annotò nel suo diario di aver continuato automaticamente a camminare, sentendo che quelli erano i suoi primi passi “in un mondo senza Borges”.

sabato 4 giugno 2016

Da leggere: Rodrigo Hasbún

 Rodrigo Hasbún

La Bolivia di Rodrigo Hasbún

Nato a Cochabamba da una famiglia di origine palestinese, scrittore nomade e transnazionale passato dal Cile alla Spagna al Canada agli Stati Uniti, dove oggi risiede, eppure profondamente legato alla Bolivia, Rodrigo Hasbún appartiene a una generazione di scrittori latinoamericani che, pur diversissimi, sembrano accomunati dalla capacità o dall'intenzione di leggere le vicende collettive in chiave personale e intima, ma non elusiva. Tra loro, il trentacinquenne Hasbún occupa un posto di spicco sin dall'apparizione di Cinco (2006), primo dei suoi quattro volumi di racconti, e soprattutto di El lugar del cuerpo, storia di una violenza incestuosa consumata in segreto, che gli ha guadagnato nel 2007 l'interesse della critica, segnando l'inizio di una notorietà abbastanza vasta da comportare numerose traduzioni, compresa quella del suo secondo romanzo, “Andarsene”, oggi pubblicato dalle edizioni Sur nella versione di Giulia Zavagna (pag. 120, e. 15). Un'ottima scelta quella di presentare per la prima volta l'autore ai lettori italiani attraverso la sua opera più intensa e riuscita: dalle tentazioni autoreferenziali di alcuni racconti d'esordio, Hasbún è infatti approdato a un testo breve e denso, in cui vicende autentiche e personaggi realmente esistiti vengono usati per costruire una inequivocabile e avvincente finzione.