lunedì 18 aprile 2016

Da leggere: Hebe Uhart

Hebe Uhart


Lo sguardo marziano di Hebe Uhart

Quando Haroldo Conti (narratore argentino sequestrato e fatto sparire dalla dittatura militare) scrisse nel 1970 il prologo per La gente de la casa rosa, terza raccolta di racconti di Hebe Uhart, era ormai uno scrittore affermato, autore di un pregevole romanzo d'esordio, Sudeste, e di altri titoli importanti; lei, giovane provinciale di ascendenza italo-basca, era invece una sconosciuta che, dopo la laurea in filosofia, aveva pubblicato il primo libro a proprie spese. Conti, tuttavia, non esitò a dedicarle una brillante presentazione in cui la accostava a Carson Mc Cullers e, parlando dello “sguardo marziano” di Uhart, aggiungeva: “La sua scrittura è così semplice che a tratti sembra infantile. Ma, di semplicità in semplicità, si penetra in profondità e labirinti dove si può avanzare solo se si partecipa della magia di questo nuovo mondo. (Uhart) non illumina né completa una realtà conosciuta. Rivela, o meglio, è lei stessa una realtà unica, diversa”.