venerdì 25 marzo 2016

Da leggere: Héctor Ruiz Núñez e María Seoane

 Héctor Ruiz Núñez e María Seoane

I lapis scrivono ancora

Nel 1983, poco prima che la Giunta militare argentina fosse costretta a indire libere elezioni, la rivista Tiempo pubblicò un'intervista al generale Camps, ex Capo della polizia, che non ebbe difficoltà ad ammettere il proprio antisemitismo e l'ammirazione per Hitler, a giustificare l'uso della tortura come il metodo più rapido per acquisire informazioni, a rivendicare il robo de bebés (“Era necessario impedire che quei bambini crescessero con le stesse idee dei loro genitori”) e a dichiararsi fiero di aver provveduto all'eliminazione fisica di cinquemila sovversivi. Tra quei “sovversivi” c'erano, e nessuno in Argentina lo ha dimenticato, anche gli adolescenti sequestrati nel 1976 a La Plata: studenti tra i sedici e i diciotto anni, quasi tutti membri della UES (la Unión de Estudiantes Secundarios, vicina ai Montoneros) impegnati in una campagna per il ripristino del boleto estudiantil, che garantiva notevoli sconti sui trasporti pubblici.

Da leggere: Rodolfo Walsh

Rodolfo Walsh

Ancora e sempre, Rodolfo Walsh

Sono in molti a pensare che l'arrivo a Buenos Aires di Barack Obama, all'alba di mercoledì 23, intenda sottolineare e sostenere il cambiamento di rotta dell'Argentina: una mossa prevedibile e non certo isolata, in un momento in cui i mercati stanno prendendo le misure a un paese pronto a tuffarsi senza rete nel liberismo più sfrenato. Le organizzazioni per i diritti umani, tuttavia, sembrano non aver apprezzato né l'istantaneo appoggio a un governo così pericolosamente di destra, né la scelta di una data fin troppo simbolica, quella del quarantesimo anniversario della più sanguinosa tra le dittature argentine. Lo ha detto chiaramente anche Estela Carlotto (“E' una data molto delicata. Che venga il presidente di una paese che ha creato la Dottrina della Sicurezza Nazionale... il paese di Kissinger, che ha formato i repressori dell'America latina”), esprimendo a nome di tutti lo scarso gradimento per un'eventuale visita presidenziale alla ex ESMA, uno dei principali luoghi di tortura e detenzione.

mercoledì 16 marzo 2016

Da leggere: Juana Bignozzi

Juana Bignozzi


Juana Bignozzi, malinconica e indignata

“In Argentina, come in quasi tutto il mondo, gli anni '60 furono assai ricchi di novità di ogni genere. All'epoca la politica e la cultura venivano considerate e si presentavano a molti giovani intellettuali come le due facce di una stessa medaglia. In tutti i campi, alla gioventù toccò un ruolo da protagonista, ben più di quanto accada attualmente. La possibilità di un cambiamento profondo della società, e di conseguenza della vita, sembrava molto più vicina che in qualsiasi altro periodo”. Così scrive il poeta e critico Jorge Fonderbrider in un saggio che ripercorre le vicende della poesia argentina dagli anni '60 ai '90, e, nel dar conto del fervore e della varietà che connotavano il panorama culturale sesentista, fa innanzitutto riferimento a El Pan Duro, associazione di giovani poeti fondata da Juan Gelman, che prevedeva l'autopubblicazione e interventi nelle strade dei quartieri operai, nelle fabbriche o nei teatri: un'avventura che durò meno di un decennio e fu tuttavia sufficiente a identificare il gruppo come principale portabandiera della poesia politica (il nume tutelare di Gelman era il comunista Raúl González Tuñón, con i suoi combattivi poemas civiles), fondata su una lingua semplice e accessibile e su versi liberi e irregolari, fatti per la lettura ad alta voce.

sabato 5 marzo 2016

Da leggere: Jorge Baron Biza

Jorge Baron Biza

Il deserto e il suo seme

“Nei momenti che seguirono l'aggressione, Eligia era ancora rosea e simmetrica, ma di minuto in minuto i muscoli del viso cominciarono a incresparsi (....). Sotto i tratti originali si generava una nuova sostanza: non un volto privo di sesso, come avrebbe voluto Arón, ma una nuova realtà, svincolata dall'obbligo di assomigliare a un volto”.
Così, con l'immagine di un viso femminile che, per azione del vetriolo lanciato da una mano maschile, si trasforma in un paesaggio in perpetua evoluzione, “governato da leggi sconosciute”, comincia “Il deserto” (La Nuova Frontiera, pag. 251 e. 17) dell'argentino Jorge Baron Biza: un romanzo fuori del comune, la cui apparizione sulla scena letteraria argentina, nel 1998, ha suscitato un notevole scalpore, sia perché rinnovava la memoria di un dramma realmente accaduto, sia per la qualità straordinaria di una prosa capace di avventurarsi, a tratti, nell'invenzione di una vera e propria interlingua che si ispira al cocoliche (il pidgin degli immigrati italiani nella zona rioplatense) e modella il lessico spagnolo sulle costruzioni sintattiche dell'inglese o del tedesco, lingue parlate da alcuni personaggi. Una vera sfida, questa inserzione di brani che sembrano alludere all'impossibilità di una lingua letteraria, cui un traduttore d'eccezione come Gina Maneri ha saputo trovare soluzioni brillanti ed equilibrate.

giovedì 3 marzo 2016

Da leggere: per chi ama il "rosa": Florencia Bonelli

Florencia Bonelli


Per chi ama il "rosa", passioni e storia patria dall'Argentina.

Prima o poi doveva succedere: dopo aver spremuto l'immenso catalogo del rosa inglese e americano, l'industria editoriale italiana ha deciso di lanciare le sue reti anche altrove, in cerca di titoli per un mercato in perenne mutamento, ma che non conosce crisi (non a caso la nascita della Harper Collins Italia ha coinciso, nel 2015, con l'acquisto da parte del gruppo americano della Mondadori-Harlequin, depositaria per un trentennio del marchio Harmony). Uno dei frutti di questa pesca miracolosa è la recentissima apparizione negli Omnibus Mondadori di “Il profumo dell'orchidea”, romanzo fiume dell'argentina Florencia Bonelli, una bella signora ultraquarantenne con diciotto titoli e due milioni di copie al suo attivo, che in patria può contare su un esercito di furibonde appassionate, pronte ad accorrere da ogni parte del paese alla Fiera del libro di Buenos Aires per incontrare l'autrice e rinsaldare il legame già instaurato via e-mail (la Bonelli risponde personalmente a tutte le sue fans). Più simili a groupies che a lettrici, alcune si presentano con le unghie dipinte nei colori delle copertine preferite, altre portano fiori alla loro divinità personale, e tutte insieme formano una comunità in insaziabile attesa dei nuovi titoli: un fenomeno non da poco in un paese dove l'offerta rosa è assai nutrita, vista la quotidiana proposta di infinite telenovelas.