lunedì 9 febbraio 2015

Da leggere: Edmundo Paz Soldán

 

 Edmundo Paz Soldán

Un romanzo di formazione nella Bolivia degli anni '80

Della letteratura boliviana poco si sa, in Europa quanto nei paesi di lingua spagnola, nonostante un'indubbia ricchezza che, accanto a testi ormai ritenuti canonici, offre incontri imprevisti come quello con Hilda Mundy, autrice di un unico libro nel solco dell'ultraismo (tanto più sorprendente in un paese che con l'avanguardia ha avuto poco a che fare), o con la prosa alcolica e sconvolgente di Victor Hugo Viscarra, la cui voce arriva da una marginalità estrema vissuta fino all'ultimo per le strade di La Paz. Ben poche sono le traduzioni, dunque, in Italia come altrove, anche se da noi sono arrivati almeno Jaime Saenz, il più importante scrittore boliviano del '900 (Crocetti ha pubblicato l'imponente “Felipe Delgado”, romanzo singolarissimo di oltre 600 pagine), Jesús Urzagasti (sempre di Crocetti è l'edizione italiana della sua obra maestra, “Tirinea”), il poeta Pedro Shimose, proposto da Sinopia, e pochi altri, quasi sempre tradotti con grandissima competenza da Claudio Cinti.