domenica 30 novembre 2014

Da leggere: Mario Levrero


   Mario Levrero

La novela luminosa


C'è una definizione che, a partire dalla fine del XIX secolo, ricorre nella critica letteraria latinoamericana e spagnola: los raros (ovvero gli eccentrici, gli irregolari, quelli che “non somigliano a nessuno”, come scrive Italo Calvino a proposito di Felisberto Hernández), usata per la prima volta da Rubén Darío come titolo di un libro del 1896, in cui il poeta nicaraguense riunì i ritratti degli scrittori che considerava estranei alla tradizione e al canone, o capaci di scalarne le mura ben difese. Inutile sottolineare che quasi tutti i raros indicati da Darío si sono trasformati in classici e che col tempo il senso e il significato della rareza sono cambiati più volte. Nel 1966, per esempio, il critico Ángel Rama ha raccolto in Aquí. Cien años de raros, i racconti di quattordici scrittori uruguayani, inserendoli in una linea segreta, estesa e profonda, di “stranezza” nazionale. Il contributo più interessante l'ha dato però lo spagnolo Pere Gimferrer, con un saggio del 1985 anch'esso intitolato Los raros, in cui suggerisce che, estinto il canone e sostituita la tradizione con mode fuggevoli, tutto può ormai rientrare nella categoria della rareza. Raro, allora, sarà oggi quell'autore che “che viene letto male, o capito male, o diffuso male”, quindi marginale, irregolare,  noto solo a un pubblico ristretto e specializzato, e a volte ironicamente destinato a una fortuna postuma.