lunedì 27 ottobre 2014

Anniversari e addii: Ramiro Pinilla, o della perseveranza.


 
 Ramiro Pinilla

 
Ramiro Pinilla, o della perseveranza.



Il nome di Ramiro Pinilla, morto il 23 ottobre a novantuno anni, non è familiare ai lettori italiani, a meno che non abbiano letto nel lontano 1962 l'unico suo testo tradotto nel nostro paese, “Formiche  cieche”. E tuttavia vale la pena di ricordare la sua esistenza e la sua opera anche a quanti non lo hanno mai sentito nominare, perché Pinilla non è stato solo l'autore di romanzi memorabili, paragonato in patria a Faulkner e a García Márquez, ma anche un uomo dalla storia insolita, capace di compiere scelte tenacemente diverse da quelle della compagnia di giro che oggi vediamo promuovere fino allo sfinimento i propri prodotti, rimbalzando da una Fiera del libro a Twitter, da un festival a un reading.

lunedì 6 ottobre 2014

Da leggere: Roberto Arlt



 Roberto Arlt


La luna rossa di Roberto Arlt


Nel 1991 il supplemento letterario del quotidiano Pagina/12 pubblicò un testo di Ricardo Piglia intitolato Arlt: un cadaver sobre la ciudad (oggi lo si può leggere nella raccolta Formas breves, edita nel 2000 da Anagrama), in cui si raccontava del funerale di Robert Arlt: dopo la veglia funebre la bara, troppo grande per passare dalla porta, venne calata dalla finestra della casa e rimase sospesa sul panorama di Buenos Aires, città dove lo scrittore era nato a metà del 1900. Una storia davvero suggestiva, ma probabilmente falsa - lo sottolinea Sylvia Saitta, autrice di El escritor en el bosque de ladrillos. Una biografía de Roberto Arlt -, nonostante Piglia affermi che a svelargliela erano state certe foto viste insieme a Juan Carlos Martini, come lui animatore, negli anni '80, di una fugace rivista letteraria chiamata El traje del fantasma (titolo, guarda caso, tratto da un racconto arltiano). Pare che la veglia, in realtà, si fosse tenuta a pianterreno del Circolo della Stampa, per non parlare del fatto che l'episodio ricorda in modo sospetto quello, analogo e autentico, accaduto nel 1964 a Montevideo, quando l'enorme feretro di Felisberto Hernández - altro indomabile scrittore eccentrico - planò lentamente in strada grazie a corde e carrucole.