mercoledì 16 luglio 2014

da leggere: Juan Goytisolo

Juan Goytisolo


La vita postuma del Mostro del Sentier

Sembrava proprio che Telón de boca, pubblicato in Spagna nel 2003 e tradotto in italiano sei anni più tardi (“Oltre il sipario”, L'Ancora del Mediterraneo), fosse l'ultimo romanzo di Juan Goitysolo (Barcellona 1931), che condivide con Juan Benet l'onore e l'onere di essere lo scrittore spagnolo del secondo novecento più interessante, eterodosso e indifferente alle lusinghe del mercato. Era stato l'autore stesso a dichiarare che con quel testo sulla memoria, il lutto e l'orrore dell'oblio avrebbe concluso la sua lunga traiettoria di narratore, iniziata nel 1954 con Juegos de manos,  primo di una serie di romanzi e racconti saldamente ancorati al “realismo sociale” che si era assunto il compito di rappresentare la Spagna della posguerra, e dal quale Goitysolo si allontanerà in maniera radicale nella seconda metà degli anni sessanta per approdare a una proposta narrativa del tutto nuova, in cui predominano il frammento, la contaminazione, la pluralità di voci, l'intertestualità, e, a tratti, una punteggiatura “ribelle”, minima e irregolare, unita all'abolizione delle maiuscole.
Ma a volte, per fortuna, gli scrittori contraddicono sé stessi, e quindi ecco apparire nel 2008 El exiliado de aquí y allá, prosecuzione ideale di quel Paisajes después de la batalla (“Paesaggi dopo la battaglia”, Cargo 2009; la prima edizione in lingua originale è del 1982) che Goytisolo ha ambientato nel quartiere parigino del Sentier dove ha trascorso molti anni insieme alla moglie Monique Lange, dopo aver lasciato nel '56 la Spagna franchista e le sue mille censure, e prima di trasferirsi in quella che è ormai la sua residenza definitiva, Marrakech. Dopo una serie di traversie editoriali che ne hanno ritardato la pubblicazione, ecco finalmente nelle nostre librerie, a cura di Massimo Rizzante, questo breve, ammaliante e grottesco “Esiliato di qua e di là. La vita postuma del Mostro del Sentier” (Mimesis, pag.128, e.12), nella traduzione davvero eccellente di Ferdinando Guadalupi, che si è misurato nel modo migliore con la scrittura di un grande prosatore la cui patria è - come per Carlos Fuentes - la propria lingua.