martedì 18 aprile 2017

Da leggere: Juan Rodolfo Wilcock

Juan Rodolfo Wilcock

La regale estraneità di Juan Rodolfo Wilcock

"Sono nato a Buenos Aires nel 1919. Ho cominciato a parlare in francese, vicino al Chateau de Chillon, nel sud della Svizzera; ho imparato lo spagnolo a Londra, e nel golfo di Patagones mi hanno insegnato a leggere e a nuotare. A undici anni sono entrato al Colegio Nacional dove ho imparato l'inglese, l'italiano, la Storia e le Scienze Naturali; a diciassette anni mi sono iscritto alla Facoltà di Ingegneria, dove più tardi mi sono laureato, come quasi tutti gli studenti che vi si iscrivono; a diciassette anni ho imparato il tedesco e a suonare il piano. A vent'anni ho cominciato a scrivere, con una vocazione debolissima, ma forse irresistibile". Così Juan Rodolfo Wilcock riassume la sua vita su richiesta di César Fernandez Moreno, curatore di un'antologia di poeti argentini, La realidad y los papeles, pubblicata a Madrid nel 1967: una biografia minima ma rivelatrice, in cui risalta il disinvolto muoversi tra idiomi e paesi diversi, come se lo scrittore (uno dei "più grandi e più strani" del XX secolo, lo definisce Roberto Bolaño in "Tra parentesi. Saggi, articoli e discorsi (1998-2003)", Adelphi 2009) volesse dichiarare la propria appartenenza a un universo culturale vasto, fluido e soprattutto ibrido.

giovedì 23 marzo 2017

Da leggere: Ricardo Emilio Piglia Renzi

Ricardo Emilio Piglia Renzi

Ricardo Emilio Piglia Renzi, lost in USA.

"Esisteva una corrispondenza tra Sarmiento e Melville? Mi guardò, direi, non interdetto ma indifferente. Lo so che quando parlo degli scrittori sudamericani che ammiro, gli scholars nordamericani mi ascoltano con educata distrazione, come se ogni volta cercassi di rifilargli una specie di versione patriottarda di Salgari o di libri tipo "La capanna dello zio Tom". A proporre l'ipotesi di un legame tra il creatore di Moby Dick e Domingo Faustino Sarmiento, l'autore del Facundo, opera capitale della nascente letteratura argentina, è il visiting professor Emilio Renzi, mentre il distratto ascoltatore è Don D'Amato, illustre cattedratico e autore di un fondamentale saggio su Melville. E a tirare i fili della loro conversazione, così rivelatrice del rapporto tra le due Americhe, è Ricardo Piglia, scomparso due mesi fa a Buenos Aires dov'era tornato nel 2011, dopo i quindici anni trascorsi a Princeton in qualità di professore. Sia Renzi, sia D'Amato sono infatti personaggi di "Solo per Ida Brown" (Feltrinelli, pag. 234, e. 17, traduzione di Nicola Jacchia), quinto e ultimo romanzo dell'autore, che ci ha lasciato imprescindibili testi critici e soprattutto romanzi e racconti di rara densità estetica e concettuale, spesso sostenuti da una sofisticata struttura poliziesca.

sabato 18 marzo 2017

Da leggere: Mariana Enriquez

Mariana Enriquez

Mariana Enriquez, o del gotico contemporaneo.

Mariana Enriquez, ragazza di provincia cresciuta tra Lanus e Mar del Plata, aveva ventun anni quando il manoscritto del suo primo romanzo finì per caso nelle mani Juan Forn, dell'Editorial Planeta, che nel 1994 decise di pubblicarlo, puntando sui contenuti "forti" di un testo in cui i bassifondi di Buenos Aires facevano da sfondo a furibonde scene di sesso e disperati amori omosessuali, tra fiumi di droga e sinistre allucinazioni. Se la critica rimase perplessa davanti a pagine che fanno pensare un po' a Poppy Z. Brite e un po' ai tenebrosi parafernalia ammucchiati nella cameretta di un'adolescente dark, il successo di pubblico non mancò, e l'attenzione dei media neppure: TV e giornali parlarono fin troppo della "più giovane scrittrice argentina", considerata un "caso" piuttosto che una promessa della letteratura.

giovedì 2 marzo 2017

Da leggere: Max Aub

Max Aub


Max Aub, nel labirinto dell'esilio.

Nelle prime pagine dell'antologia "Gennaio senza nome" (Nutrimenti, pag. 191, e. 17), in cui Eugenio Maggi ha raccolto, tradotto e annotato otto racconti di Max Aub finora inediti in Italia, c'è una foto che mostra l'autore (un omino poco più che quarantenne con basco e occhiali, malridotto ma dall'aria per nulla rassegnata) nel campo di detenzione di Djelfa, in Algeria, dove il governo francese l'aveva rinchiuso in quanto "pericoloso comunista". In realtà Aub, nato in Francia nel 1903 da padre tedesco e madre parigina, era iscritto da anni al PSOE, ma la cosa aveva scarsa importanza, visto che a renderlo "indesiderabile" contribuivano il suo essere ebreo (benché nato in una famiglia di liberi pensatori e privo di qualsiasi educazione religiosa), la cittadinanza spagnola presa in gioventù e il sostegno alla Republica, che l'aveva nominato addetto culturale a Parigi.

lunedì 13 febbraio 2017

Da leggere: Mercè Rodoreda

Mercè Rodoreda

Rodoreda, quanta guerra

"Intorno alla gente del mio tempo c'è un'intensa circolazione di sangue e morti. Per colpa di questa grande circolazione di tragedia, nei miei romanzi, forse a volte involontariamente, la guerra, in qualche misura, c'è sempre", scrive Mercè Rodoreda - scomparsa nel 1983, e ancora oggi la figura più importante e illustre della letteratura catalana contemporanea - nel prologo a "Quanta, quanta guerra...", romanzo oscuro e memorabile apparso per la prima volta in lingua originale nel 1980, e ora riproposto in italiano da La Nuova Frontiera (traduzione di Stefania Ciminelli, pag. 188, e. 16,50). Il trauma della guerra, in effetti, affiora in buona parte della sua opera: devasta la vita di Colometa in quel "La piazza del Diamante" che guadagnò all'autrice fama internazionale, fa da sfondo all'adolescenza di Cecilia in "Via delle Camelie" e contribuisce alla distruzione della famiglia Valldaura in "Lo specchio rotto". 

mercoledì 14 dicembre 2016

Da tradurre: Copi

Copi

Copi, l'Ora dei Mostri
Quando, nel 1987, l'editore Jorge Herralde organizzò nel Palau de la Virreina di Barcellona un'ultima serata in onore di Raúl Damonte Botana (alias Copi, autore di fumetti e di teatro, di romanzi e di racconti, ma anche attore en travesti, costumista, regista), il festeggiato era morto da poco e la madre Georgina ne aveva già sparso le ceneri sulla spiaggia di Dieppe, dove le onde avevano esitato a lungo prima di portarsele via. E adesso, per una curiosa coincidenza, sono proprio le sale della Virreina a ospitare La hora de los monstruos, ossia la prima antologica mai dedicata a Copi, nato a Buenos Aires nel 1939, cresciuto in Uruguay dove la sua famiglia si era rifugiata per ragioni politiche, naturalizzato francese e vissuto a Parigi per quasi trent'anni: una mostra ideata e curata da un altro argentino “lontano da casa”, Patricio Pron, eccellente scrittore che da tempo vive a Madrid e che a Copi ha dedicato numerosi scritti e una ponderosa tesi di laurea.

sabato 3 dicembre 2016

Anniversari e addii: Marcos Ana

Marcos Ana

La casa senza chiavi di Marcos Ana

Il 24 novembre il Partido Popular spagnolo ha seppellito Rita Barberá, per ventiquattro anni onnipotente sindaco di Valencia, che, implicata in una grave trama di corruzione e imputata di riciclaggio, è stata colpita da un infarto improvviso. E mentre Rajoy e tutto il PP lamentavano il “linciaggio” e la “condanna a morte” da parte delle “iene” (ossia i giudici, l'opposizione e i media), di una “donna generosa, una persona eccellente”, quasi nelle stesse ore se n'è andato in silenzio qualcuno che di Rita Barberá era l'opposto, che ha rappresentato con straordinaria dignità un'altra Spagna e che, in un mondo in cui la memoria è ormai smaterializzata, ridotta a pura convenzione celebrativa, continuava a incarnarla con un vigore capace di fonderla al presente e di restituirle senso. Se n'è andato a novantasei anni, il 24 novembre, Fernando Macarro Castillo, meglio noto come Marcos Ana, il nome con cui firmava i suoi versi: un militante comunista rimasto tenacemente tale, un poeta di valore, nonché il prigioniero politico rinchiuso più a lungo nelle carceri franchiste, dov'era entrato a diciannove anni per uscirne a quarantadue.